Dragon's Gate ~ Fantasy GdR by forum

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Ufficio del Comandante, Si prega di bussare e di non entrare finché non si sarà ricevuto il permesso del Comandante.
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Inugami?!?

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 6/12/2009, 22:14


"Avanti"

Riecheggiò qualche istante dopo da dietro la porta la voce del comandante facendo eco rimbalzando sulle fredde, più che mai, mura del labirinto di pietra.
Le guardie fecero quasi irruzione nell'ufficio del ufficiale data la velocità e l'irruenza con cui si proiettarono nella stanza seguiti dal giovane Atakai.

"Comandante, quest'uomo è venuto qui con l'intenzione di arruolarsi, e con sé aveva questo"

Disse la prima guardia all'uomo che presumibilmente era il comandante dell'intera baracca.
L'uomo era alto e ben piazzato, con un fisico invidiabile. sembrava una di quelle statue con cui gli antichi abitanti del Foher rappresentavano la perfezione dei loro dei pagani.
L'unica cosa che rendeva il fisico del militare diverso da quello delle marmoree riproduzioni erano due piccole cicatrici sul volto, una sulla guancia e una sulla tempia, e i capelli rozzamente spettinati sebbene tenuti corti.

Una delle due guardie estrasse il blocco di ghiaccio dal sacco.
Morder non ebbe il tempo nemmeno di parlare che il capo della fortezza poggiò lamano sulla sua superficie.

§Oh mer*a se il biondo diventa un cubetto di ghiaccio penseranno ad un attentato! Mer*a sapevo che non dovevo venire qui!§

Il guerriero era già pronto ad estrarre le spade per difendersi dalla possibile collera delle guardie quando il generale staccò le mani dal blocco. Era riuscito a scamparla?? Doveva essere davvero un guerriero eccezzionale se era riuscito a non soccombere al potere della spada.

"E' una specie di blocco di ghiaccio, ma è pesantissimo e non si scioglie, anche se fa così caldo"

Proferì la seconda guardi.

"E come se non bastasse fa raffreddare tutto, io che l'ho portato fin qui dal cancello ho rischiato di congelare"

Riprese la prima.
L'uomo scrutò l'oggetto quasi per carpirne il mistero, poi passò in rassegna con lo stesso sguardo anche il volto di Morder.
Si vedeva lontano un miglio che il guerriero dalle due spade non poteva essere un mago forse per questo il comandante disse:

"Ho l'impressione che noi due dovremo fare una bella chiacchierata, vero?"

Le guardi, dopo un ordine del loro signore, uscirono dalla stanza lasciando i due soli mentre il militare raccoglieva l'oggetto nel sacco e lo spostava il più possibile dalla sua scrivania avvalendosi di un solo arto.
Fu in quel momento che Morder notò uno stretto bendaggio intorno al braccio destro; una ferita recente pensò, come si sbagliava.

"Bene, ora siediti e dimmi chi sei, da dove vieni, cos'è quell'affare e, soprattutto, dove l'hai trovato"

Morder rimase in silenzio per qualche secondo, in piedi, in mobile quasi stordito. Era davanti ad un guerriero impressionante eppure la sua smania di sfida non lo aveva ancora assalita, anzi era come se sentisse di non avere nessuna possibilità contro quel gigante biondo. Non gli era mai accaduta una cosa del genere... O forse una volta.

Si mise seduto cercando di controllarsi poi passati altri interminabili secondi di silenzio iniziò:

"Il mio nome è Morder Atakai, figlio del bibliotecario Jaster Atakai; vengo da Wolfkron un modesto villaggio delle esterne pianure occidentali. Ero in viaggio per mio conto alla ricerca di forti guerrieri quando sentì voci sul conto di un cavaliere.."

Si interruppe un attimo per meglio guardare negli occhi il suo interlocutore. Ormai si era ripreso e le sue abitudini erano tornate.

"..Adalberto Hunnam.."

Voleva vedere la reazione del signore della fortezza quando gli avrebbe proferito la perdita di uno dei suoi probabili sudditi.

"Che possedeva una spada che congelasse gli oggetti, la spada che io ho rinchiuso in quel blocco di ghiaccio per sicurezza.
Infatti quando io arrivai alla sua abitazione la sua gola gli era stata già tagliata nel sonno da un brigante che poi subì l'ira dei ghiacci della spada"


Si interruppe un istante prima di concludere il suo racconto poi riprese:

"Frugando tra le sue carte ho trovato quel che sembrava un rapporto su una missione per conto di questa fortezza quindi ho pensato di restituirvi l'oggetto"

Concluse nella più totale tranquillità.
Lo sguardo inquisitorio del suo potente interlocutore non lo spaventava, il suo animo era sincero, lui lo sapeva.

 
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view post Posted on 16/9/2008, 17:28Quote
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B e c k

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 00:46


Finalmente, dopo lunghi secondi di silenzio, durante i quali il Comandante aveva scorto nel volto del nuovo arrivato l'ormai familiare espressione di rispetto misto a timore, il giovane parlò, presentandosi come Morder Atakai, figlio di Jaster di Wolfkron, un villaggio dei territori occidentali.

"Conosco il tuo villaggio, e può anche darsi che qualcuno di questi libri provenga dalla biblioteca di tuo padre"

In effetti, quando era poco più che un bambino, gli era capitato di accompagnare Riom in una delle sue visite ai vicini villaggi umani, e Wolfkron gli era rimasto impresso per la mole titanica di alcuni tomi che il padre putativo aveva acquistato, e che poi aveva fatto studiare a Riomseck.

§Storia vecchia, ormai§

Pensò, tornando a concentrarsi sul discorso di Morder, il quale ora stava narrando di aver incontrato un potentissimo guerriero durante uno dei suoi tanti viaggi.
Il nome di quel guerriero fece sobbalzare Namos, che non fece nulla per trattenere il proprio stupore.

"Hunnam? Hai incontrato Berto? Dove, per la Dea, dove?"

Esclamò con forse più impeto del dovuto, ma era del tutto comprensibile: Adalberto Hunnam era stato uno degli antichi e più fedeli compagni del Comandante ai tempi della guerra, che egli credeva essere morto assieme a tutti gli altri a Parros.
L'eccitazione tuttavia scomparve col procedere del racconto del ragazzo, il quale disse di aver trovato Hunnam già morto in casa propria, sgozzato da un ladro, che era poi perito a causa dell'enorme potere della spada.

"Sopravvissuto all'inferno per essere poi sgozzato da un volgare ladro..."

Commentò l'uomo a mezza voce, mentre Morder diceva di aver preso la spada ed averla rinchiusa in un blocco di ghiaccio per limitarne il potere. Aggiunse anche di aver trovato dei documenti in casa del guerriero, documenti che riguardavano un incarico svolto per conto del Dragon's Gate.

§Impossibile, tutti gli ordini partono da me, non posso aver affidato una missione ad un uomo che credevo morto. Qui c'è sicuramente la mano dell'Unione§

Rifletté il Comandante carezzandosi il mento, ed accorgendosi solo in quel momento di un lembo della manica destra sfuggito dal bracciale, che lasciava chiaramente intravvedere la fasciatura al disotto; con un rapido gesto riavviò la manica, per poi tornare a concentrarsi su Atakai.

"Hai con te quei documenti, per caso?"

Domandò asciutto, mentre l'idea di una trappola dell'Alleanza continuava a pizzicargli la mente: se le spie dei Goblin erano riuscite ad individuare i Draghi, allora avrebbero certamente potuto sapere del forte legame che correva tra l'Eroe di Parros e Hunnam, ed avrebbero quindi potuto facilmente tendere una trappola ai danni di Namos.

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Inugami?!?

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 6/12/2009, 22:14


"Mi duole sinceramente per il suo sottoposto, sono certo che fosse un ottimo combattente"

Aggiunse poi il giovane Atakai ascoltando il commento del suo interlocutore.
Era chiaro che il legame che univa i due uomini era più stretto di quello tra un superiore e il suo sottoposto; probabilmente erano amici, compagni di innumerevoli battaglie e bevute...

Il generale cacciò dentro quasi bruscamente il lembo di garza che gli fuoriusciva dalla manica riportando il guerriero a fissare colui che forse presto sarebbe divenuto il suo superiore.


"Hai con te quei documenti, per caso?"

Chiese poi il militare in tono asciutto.
Il guerriero dalle due spade fece presto mente locale rimembrando che aveva preso quelle scartoffie pensando che sarebbero state utili per accendere i fuochi per accamparsi.

"Certamente, gle li mostro"

Fortunatamente non era stato necessario usarli.
Il vagabondo si alzò dalla poltrona per raggiungere rapidamente la sua sacca da viaggio in cui teneva tutti i suoi miseri averi.
La sacca era di stoffa grezza color verde marcio, spessa e ruvida ma non si era mai strappata nonostante il suo aspetto non fosse proprio dei più nobili. Come al solito Morder privilegiava la funzionalità all'estetica.

Iniziò a frugare velocemente all'interno del grosso involucro per non irritare il suo potente interlocutore ma faceva fatica a trovarli timoroso di ferirsi con la tagliola nascosta dalla calda pelliccia d'orso.
Alla fine gli riuscì ad individuare e presi con cura per non strapparli gli porse al comandante della fortezza per poi sedersi nuovamente nella comoda poltrona.

I due fogli di carta raffinata e quasi completamente candida recavano scritte con inchiostro nero e una ferma calligrafia queste parole:

//Namos sono io Adalberto scusa se non ti ho potuto contattare prima ma non ne ho avuto materialmente il tempo. Ti chiederai come faccio ad essere ancora vivo ebbene devi sapere che è tutto grazie a Fitry un nobile servo dell'Unione.
A Parros credevo che la battaglia fosse persa e quando due frecce mi raggiunsero abbandonai il campo dirigendomi verso la vicina Hornhammer pa per la strada persi i sensi e caddi da cavallo.
Mi svegliai giorni dopo in una baracca nella foresta; Fitry mi aveva raccolto dalla strada e medicato le ferite in modo eccelso e in meno di due settimane fui di nuovo in salute. A quel punto mi rivelò di essere un servo dell' Unione e di avere un importante incarico da affidarmi che però non potrò raccontarti nel dettaglio per motivi di riservatezza.
Ti basti sapere che l'ho portato a termine e che presto farò ritorno al Dragons Gate.
Ci rivedremo presto.
Adalberto//

Suo padre gli aveva insegnato a leggere, sebbene lui non lo ritenesse importante per il futuro. Tutti i genitori sanno cos'è meglio per i propri figli.


 
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view post Posted on 22/9/2008, 16:10Quote
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B e c k

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 00:46


Namos lesse e rilesse la lettera di Berto, rinnovando ogni volta il dolore per la perdita di uno dei suoi amici più cari. Forse avrebbe anche pianto, se un'altra perdita, ancor più devastante, non avesse asciugato ogni lacrima che aveva in corpo.
Infine, dopo un lungo silenzio, poggiò i fogli sulla scrivania con un sospiro, tornando a rivolgersi a Morder.

"Sei certo che in quella casa non ci fosse nient'altro? E sei sicuro che ad uccidere Berto sia stato proprio quel ladro? Magari quando è arrivato era già morto, e ne ha approfittato per derubarlo"

Disse guardando dritto negli occhi il guerriero, tentando di cogliere una qualunque sua reazione; il pensiero che si trattasse di una trappola dell'Alleanza, o peggio, di un assassinio commissionato da qualche gerarca senza scrupoli del Palazzo di Diamante a cui le idee poco convenzionali di Adalberto stavano poco a genio lo rodeva come un tarlo. E che il suo amico fosse morto per mano dell'Unione o dell'Alleanza, significava solo una cosa: il prossimo obiettivo sarebbe stato lui, Namos.
Come cogliendo lo stato d'animo del padrone, il piccolo Rem lasciò il suo trespolo accanto alla finestra, per posarsi sulla spalla dell'uomo nel tentativo di confortarlo un poco.

"In ogni caso, chi l'abbia ucciso non è affar tuo: di questo me ne occuperò io, e sta certo che la morte di Adalberto non resterà invendicata"

Annunciò con mostruosa freddezza, mentre nel suo sguardo per un attimo prese a brillare l'antico ardore del guerriero che era stato.
Scostò il draghetto dalla spalla, si alzò ed andò nell'angolo in cui era deposto il grosso sacco di tela da cui proveniva un gelo peggiore dell'inverno nel Pahorhen. Accovacciatosi per terra, il Comandante aprì per la seconda volta il sacco e ne osservò con attenzione il contenuto.

Una spada, una spada di fattura sconosciuta, era rinchiusa in quella prigione di ghiaccio, e nonostante questo il suo potere era nettamente percepibile, sottraendo con avidità tutto il calore dell'ambiente circostante.

Il figlio di Riom rabbrividì, e non certo per paura; era li acquattato da meno di un minuto, e già aveva l'impressione di trovarsi in mezzo ad una tormenta.
Chiuse gli occhi respirando a fondo, col fiato che si condensava in bianche nuvolette di fumo, e convogliò la propria energia vitale nel palmo della mano sinistra, che lentamente s'illuminò di una luce azzurrina. Quando fu pronto, appoggiò la mano diventata rovente sul cubo, che iniziò a sciogliersi fumando.
La spada però si oppose risucchiando tutto il calore della mano dell'uomo, che non si arrese.

§Non opporre resistenza, fa' che ti liberi da questa prigione§

D'improvviso, come se lo spirito dell'arma avesse cessato di lottare, il gelo diminuì ed il ghiaccio si sciolse, rivelando finalmente il prezioso contenuto.

"Doveva essere la spada di un demone per quanto mi ha fatto sudare!"

Esclamò Namos ansimando per lo sforzo compiuto, mentre la mancina stringeva saldamente l'elsa della magica arma.

"E adesso dimmi: sei certo che quel giorno oltre a te non ci fosse nessun altro? Devi essere pronto a giurarlo sul tuo onore, Atakai"

Domandò serissimo all'ospite dopo essersi rimesso in piedi.

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view post Posted on 23/9/2008, 19:33Quote

Inugami?!?

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 6/12/2009, 22:14


Il gigante biondo lesse e rilesse più volte la lettera o al meno questo intuì Morder dato che un uomo dalla ampia cultura come sembrava che fosse il capitano della fortezza di certo non poteva impiegare tutto quel tempo per leggere quelle due righe. Anche Morder dal fatto suo poteva dirsi abbastanza preparato in materia letteraria: nonostante la sua indole fin da piccolo lo spingesse ad odiare tutto ciò che non li poteva servire in un combattimento il padre lo obbligò ad avere una formazione letterale insegnandoli a leggere e scrivere formandolo sui grandi classici della letteratura del Foher. Sicuramente poteva dirsi fortunato dato che la cultura, soprattutto tra i ceti bassi i guerrieri, non era proprio altissima e molti sfioravano l'analfabetismo ma lui non aveva mai accettato questa cosa. Leggere libri era uno passatempo per gente senza coraggio e orgoglio che si accontentava di vivere le proprie avventure nelle imprese di altri senza aver mai avuto la forza necessaria per iniziare un viaggio di per se.
Lui e suo padre non andavano molto d'accordo.


"Sei certo che in quella casa non ci fosse nient'altro? E sei sicuro che ad uccidere Berto sia stato proprio quel ladro? Magari quando è arrivato era già morto, e ne ha approfittato per derubarlo"

Chiese dopo un pò il signore della fortezza con un forte sguardo indagatore.
Morder dal suo canto non sapeva che rispondere a tale interrogativo: aveva fatto attenzione cercando di raggiungere l'abitazione questo era vero, rammentò di aver pensato che un cavaliere di quel rango doveva di certo avere dei seguaci, ma una volta avvertito il gelo della spada aveva iniziato a concentrarsi su quel potere e non più su eventuali tracce nemiche. I dintorni sembravano comunque deserti.

"Se devo essere sincero quando sono giunto sul luogo non mi è sembrato di..."

Iniziò a pronunciare le parole in ritardo fino a fermarsi quando il draghetto proiettandosi all'improvviso nel suo campo visivo si era appollaiato sulla spalla del signore.

§U-una lucertola??§

Si interrogò mentalmente un pò stupito ma ricomponendosi immediatamente.
Il suo interlocutore lo stava ancora guardando.

"Cioè.. Non mi sembra di aver visto nessuno nei paraggi anche se non ci giurerei, con i tempi che corrono e la stramaledetta magia.."

"In ogni caso, chi l'abbia ucciso non è affar tuo: di questo me ne occuperò io, e sta certo che la morte di Adalberto non resterà invendicata"

Lo interruppe il generale scostando l'essere magico dalla sua spalla per poi dirigersi verso l'angolo della stanza pervaso dal gelo.
Morder lo seguì con lo sguardo in silenzio, alquanto indispettito.
Un tenue bagliore azzurrino brillava da quella spada una volta che il biondo la espose nuovamente alla luce. Non l'aveva mi notato prima.. Aveva sempre pensato a quella spada come una portatrice di disgrazie ma forse non era poi diversa da un essere umano che perde la persona amata. Entrambi reagiscono nello stesso modi: creano il gelo tutt'intorno a loro. Provava quasi pena per quella spada.
Iniziava a dubitare perfino che quello strumento non avesse un anima.


§Ma che fa?§

Lo strano atteggiamento del comandante lo fece tornare alla realtà.
L'uomo aveva avvicinato la mano al cubo e una strana luce azzurrina gli aveva avviluppato la mano prima che questa iniziasse ad affondare nel cubo sciogliendo il ghiaccio intorno.
Non era possibile! Maghi! Di nuovo maghi! Era mai possibile che dietro a tutte le dannate cariche del dannato continente vi si celasse sempre un dannato mago! Questo poi era anche quasi riuscito ad ingannarlo con l'aspetto da guerriero vissuto! In realtà era uno sporco bastardo come tutti gli altro...

"Doveva essere la spada di un demone per quanto mi ha fatto sudare!"

Ecco! Perfetto! Ora anche la spada era sottomessa a lui addio traccia!
morder non riusciva a pensare ad altro e già le sue viscere ribollivano di rabbia e odio verso quella razza di codardi che non onorava nemmeno le più semplici e banali norme di cavalleria e lealtà. Ma doveva comunque controllarsi era davanti ad una persona autorevole e di certo più forte di lui.

"E adesso dimmi: sei certo che quel giorno oltre a te non ci fosse nessun altro? Devi essere pronto a giurarlo sul tuo onore, Atakai"

Onore? Che ne poteva sapere un mago dell'onore! E poi come diavolo si permetteva di chiamarlo per il nome dei suoi antenati?? Era visibilmente molto irritato ma ciò nonostante rispose anche se forse avrebbe fatto meglio a stare zitto.

"E' sordo o cosa mago? Le ho già detto che non ne sono sicuro dopotutto io non mi disonoro con certi metodi come voialtri"

 
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view post Posted on 9/10/2008, 17:39Quote
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B e c k

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 00:46


Il disappunto di Atakai per la brusca risposta del Comandante, ma Namos, nonostante fosse avvezzo alla reticenza di molti dei suoi sottoposti nei riguardi della magia, non poté fare a meno di sorprendersi per la reazione della recluta.
Rise. Una risata fragorosa ed in apparenza sincera, ma in verità priva d'ogni allegria; quella era morta sulla strada per Iridian quel maledetto giorno.

"Mago? Io? Sarai certamente un abile guerriero, ma anche come comico non te la cavi male, Atakai!"

Esclamò dando delle possenti pacche sulla spalla a Morder.

"Ho soltanto sciolto un cubo di ghiaccio, un giochetto che può fare anche il meno dotato dei bardi. La vera magia è altra cosa, credimi, questo con un po' d'impegno lo possono fare tutti"

Tornò alla scrivania, aggrottando le sopracciglia e grattandosi il mento ispido pensieroso: forse aveva esagerato, d'altronde lui stesso aveva impiegato qualcosa come vent'anni per riuscire ad apprendere quei semplici trucchetti, eppure era cresciuto ad Iridian, la capitale della magia.

§Già, tutti... O quasi§

Ridacchiò fra sé, ripensando all'espressione afflitta di Riom dinnanzi alla totale incapacità del figlio di eseguire anche gli esercizi di magia più elementari, oppure quando diceva che quando il piccolo era nato il Dono era voltato da un'altra parte.

"In ogni caso, cerca di moderare questo tuo astio nei confronti delle arti magiche, che al pari delle arti belliche meritano tutto il nostro rispetto, sebbene non le si approvi, altrimenti potresti rischiare di scontrarti con qualcuno che la pensa diversamente, anche perché al momento in questo castello si trovano due maghi apprendisti ed una molto potente"

§E pericolosa§

Aggiunse mentalmente, mentre Rem tornava ad appollaiarsi sulla sua spalla. Il Comandante tamburello a lungo le dita sul tavolo con lo sguardo fisso sulla spada che vi aveva appoggiato sopra, indeciso sul da farsi.
L'antico istinto del guerriero gli urlava di prendere con sé quell'arma e di andare a caccia degli assassini del suo amico, si fossero anche trovati in capo al mondo; ma l'esperienza ed il senso del dovere gli suggerivano con pacata fermezza di rimanere al suo posto e indagare con discrezione. Decise di dar retta a queste ultime.

"Io avrei una mia idea riguardo a che farne di questa spada, ma prima vorrei sapere cosa ne pensi tu, dacché sei colui che l'ha trovata e portata qui"

Appoggiò il braccio sano sulla scrivania, e si sporse in avanti, guardando l'altro fisso negli occhi.

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view post Posted on 10/10/2008, 15:36Quote

Inugami?!?

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 6/12/2009, 22:14


Rideva..
E che caz*o rideva?!? E per cosa quello stramaledetto?!? Si faceva beffa di lui?! Certo doveva essere così! Quel dannato maiale di un mago si riteneva così superiore ad un esserino così insignificante come quel povero guerriero da pensare di poterlo anche schernire apertamente o ridere di lui! Folle!


Con occhi più simili a vive braci che a quelli di un semplice umano il guerriero in preda alla collera ma senza però staccare lo sguardo da quello divertito del suo interlocutore iniziò a cercare a tastoni il Guardiano della Vita.

§Vediamo se riesci a ridere con una lama che fa della tua sporca lingua uno spiedino§

"Mago? Io? Sarai certamente un abile guerriero, ma anche come comico non te la cavi male, Atakai!"

"Eh?"

C'era qualcosa che non quadrava.

"Ho soltanto sciolto un cubo di ghiaccio, un giochetto che può fare anche il meno dotato dei bardi. La vera magia è altra cosa, credimi, questo con un po' d'impegno lo possono fare tutti"

Lasciò la presa dall'elsa dell'arma. Non sapeva nemmeno cosa l'avesse trattenuto dal farlo: prima che il suo interlocutore avesse ripreso di parlare aveva già trovato il manico dell'arma ma allora perchè non colpire subito. Unf.. Forse gli dei volevano sapere come andava a finire la sua storia.
Rimase in silenzio, facendo rapidamente decantare la sua rabbia.

"In ogni caso, cerca di moderare questo tuo astio nei confronti delle arti magiche, che al pari delle arti belliche meritano tutto il nostro rispetto, sebbene non le si approvi, altrimenti potresti rischiare di scontrarti con qualcuno che la pensa diversamente, anche perché al momento in questo castello si trovano due maghi apprendisti ed una molto potente"

"Non ci sono problemi cercherò di evitare di venire in contatto con quei soggetti... Dopo tutto basterà non averli vicini..E comunque i miei ideali mi appartengono e non cerchi di cambiarli come io non pretenderò di certo di cambiare i suoi"

Silenzio.
Solo il leggero battito d'ali del lucertoloide seguito dal tamburellare delle dita del comandante sul pesante tavolo si udivano.
Non che ad Atakai desse fastidio ma se non si discuteva la conversazione era una inutile perdita di tempo.

"Io avrei una mia idea riguardo a che farne di questa spada, ma prima vorrei sapere cosa ne pensi tu, dacché sei colui che l'ha trovata e portata qui"

Proferì l'omone issandosi sul tavolo per avvicinarsi un poco al guerriero per scrutarlo meglio.

Morder in un primo momento stupito dalla domanda rimase un attimo interdetto abbassando lo sguardo poi ri-destando il capo proferì sincero:

"Io non ho alcun diritto su questa spada. L'ho solo tratta in salvo dai probabili malintenzionati immeritevoli di brandire l'arma del grande guerriero vostro amico. Voi che avete vissuto con lui innumerevoli battaglie siete sicuramente più indicato per deciderne il destino"

Fece poi una pausa allargando un sorriso da un orecchio all'altro per poi continuare quasi ridendo.

"E poi questa spada mi odia! Ha cercato di farmi morire assiderato durante tutto il viaggio! Credo ce l'abbia con me per averla sottratta al suo padrone"

 
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B e c k

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Namos ascoltò in silenzio il giovane guerriero, lasciandosi sfuggire un sorriso quando questi disse di essere odiato dalla spada.

"In verità, io non sapevo nemmeno che Berto tirasse di spada. Sin da quando l'incontrai la prima volta aveva sempre usato una grossa ascia, simile a quelle dei Nani"

Ammise con una punta di mestizia, rendendosi conto di quanto in realtà poco sapesse di quello che riteneva un amico, e di cui invece ignorava tutto, persino che fosse sopravvissuto all'inferno di Parros.
Ma forse era stata colpa sua, forse se non si fosse isolato per tutto quel tempo nella speranza di dimenticare in compagnia della sua Emaen Berto sarebbe riuscito a mettersi in contatto con lui e fargli sapere di essere ancora vivo.

"Comunque mi fa piacere che tu ammetta così candidamente che questa spada ti odia, significa che non sei stato corrotto dal suo potere"

Asserì sibillino, poi, notando l'espressione perplessa di Atakai, capì che un chiarimento gli sarebbe stato utile.

"Le spade, e le armi magiche in genere, tendono ad attrarre in maniera quasi viscerale gli esseri che sono meno avvezzi alla magia, e noi uomini soprattutto.
Quando ci troviamo un tale portento tra le mani, spesso perdiamo il senno, e veniamo presi da smanie di potere"


Per questo il Comandante non voleva armi magiche con sé; vero, da ragazzo aveva avuto quella spada incantata che lanciava fiammelle a comando, ma l'aveva messa da parte quando si era accorto della sua inutilità sul campo di battaglia, per poi decidere di abbandonare qualunque arma magica quando Riom, sul letto di morte, l'avvertì della loro pericolosità.

"Per quanto riguarda questa spada, per ora la terrò qui nel castello, in un nascondiglio lontano da occhi indiscreti; se anche, a causa dei suoi poteri. farà più freddo, in questa stagione sarà un sollievo per tutti, mentre d'inverno sembrerà un fatto normalissimo.
Nel frattempo vedrò di raccogliere informazioni, e solo quando lo riterrò opportuno farò quel che devo"


Prese la spada e la ripose nel sacco dove prima vi era contenuta all'interno del blocco di ghiaccio, ed appoggiò l'involto su uno scaffale, mimetizzandolo tra i libri.
Tornò di fronte alla recluta e gli porse la destra con finta noncuranza, sebbene intimamente sperasse che il giovane non avesse una stretta troppo vigorosa, mentre Rem al solito svolazzava in circolo sulle loro teste.

"Il nostro incontro può dirsi concluso, Atakai. Ti chiedo solo un poco di discrezione riguardo i fatti di questa notte; e se qualcuno in futuro ti costringerà a rivelare il nascondiglio della spada di Berto, non esitare e di' che si trova su quello scaffale, chiaro?
Uscendo troverai una sentinella che sta perlustrando i corridoi: fa il mio nome e dille di condurti al tuo alloggio.
Puoi andare"


Congedò il guerriero con un sorriso stanco ma rassicurante, e solo quando questi fu dinnanzi alla porta gli diede un ultimo avvertimento.

"E la prossima volta, pensaci prima di mettere mano all'elsa davanti ad un tuo superiore, ché non tutti riescono a discernere un gesto involontario dettato dall'ira dalla volontà di attaccare, e questo potrebbe costarti caro.
Buonanotte"


Salutò con un cenno del capo e tornò alla scrivania.

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Morder ascoltò attentamente il commento in risposta alla sua precedente affermazione riguardante il destino di quella potente spada ma non potè evitare di alzare il sopracciglio in segno interrogativo quando il gigante biondo iniziò a menzionare il fatto raro che lui non si fosse fatto abbindolare dal potere dell'arma.
Una spiegazione era d'obbligo.

"Le spade, e le armi magiche in genere, tendono ad attrarre in maniera quasi viscerale gli esseri che sono meno avvezzi alla magia, e noi uomini soprattutto.
Quando ci troviamo un tale portento tra le mani, spesso perdiamo il senno, e veniamo presi da smanie di potere"


Tutto chiaro. Le capacità oratoie del comandante della fortezza erano molto elevate. Morder prima d'ora non era mai venuto a conoscenza di simili contravvenzioni nell'uso di quelle arti, ma probabilmente, poi pensò, che quelle informazioni erano contenute nei volumi in possesso del signore della fortezza che prima appartenevano alla biblioteca di suo parde. il fatto della sua ignoranza in materia si potrebbe spiegare così.

§ Unf.. A quanto pare allora quelle armi possono influenzare molto negativamente la volontà delle persone dall'animo più debole.. Mmmm questa informazione potrebbe tornarmi utile un giorno§

Pensò il guerriero mentre con minor attenzione rispetto a qualche minuto prima ascoltava il piano del suo interlocutore per nascondere la spada all'interno del castello e celarne il potere ai suoi uomini.
Detto ciò Namos ripose nella sacca la spada del ghiaccio e la ripose in uno scaffale alle spalle della scrivania mentre con sguardo attento Atakai seguiva colui che probabilmente sarebbe divenuto il suo signore.

"Il nostro incontro può dirsi concluso, Atakai. Ti chiedo solo un poco di discrezione riguardo i fatti di questa notte; e se qualcuno in futuro ti costringerà a rivelare il nascondiglio della spada di Berto, non esitare e di' che si trova su quello scaffale, chiaro?
Uscendo troverai una sentinella che sta perlustrando i corridoi: fa il mio nome e dille di condurti al tuo alloggio.
Puoi andare"


Gli stava porgendo la mano.
Che lo facesse per pura cortesia o per aver riconosciuto in lui una certa lealtà nel riportare un oggetto di così gran valore al suo proprietario non gli importava. Era comunque un gesto di rispetto che sicuramente non avrebbe dimenticato in futuro.
Strinse la mano del biondo con forza molto moderato ricordandosi della fasciatura vista qualche minuto prima e un pò per l'abitudime di non mostrare mai la sua vera forza.

"E stato un vero onore per me servire un guerriero di così alto livello. Avrà i miei servigi.

Rispose il giovane Atakai guardando tritto negli occhi il suo potente interlocutore. Prima di farsi accompagnare alla porta. Poi quando ormai il combatente si stava già incamminando nel corridoio una nuova raccomandazione giunse alle sue orecchie:

"E la prossima volta, pensaci prima di mettere mano all'elsa davanti ad un tuo superiore, ché non tutti riescono a discernere un gesto involontario dettato dall'ira dalla volontà di attaccare, e questo potrebbe costarti caro.
Buonanotte"


Un sorriso si allargò lievemente sul suo volto.
Infondo era felice che se ne fosse accorto, se non ci fosse riuscito che signore sarebbe mai stato?

In un attimo raggiunse la guardia e spiegatole la situazione si fece accompagnare al suo nuovo alloggio.

 
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view post Posted on 1/12/2008, 19:21Quote
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B e c k

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 00:46


Dopo che Atakai se ne fu andato, il Comandante riprese a scartabellare coi documenti sulla scrivania fino a notte fonda, lanciando di tanto in tanto un'occhiata allo scaffale su cui aveva nascosto la spada, domandandosi se quel nascondiglio fosse abbastanza sicuro, e, soprattutto, come diavolo aveva fatto Adalberto a procurarsi un simile portento.
Era sempre stato un abile guerriero, questo sì, ma di qui al possedere un'arma come quella era veramente troppo! No, doveva esserci un'altra ragione, qualcosa che gli era sfuggito, e con tutta probabilità era avvenuto durante gli anni in cui aveva vissuto nella foresta di Yeon con Emaen...
Emaen, già.
Non passava giorno che non pensasse a lei. Gli aveva salvato la vita, gli aveva dato una speranza quando speranze non ce n'erano più, e lui non era stato in grado di proteggerla; era bastata una stupida febbre per portargliela via per sempre.
Aveva fallito.
Non l'aveva protetta, non l'aveva ringraziata abbastanza, non l'aveva amata abbastanza, non era riuscito nemmeno a soddisfare il suo più grande desiderio.
Era stato inutile.

Le campane della torre del tempio suonarono le due.
Namos allora ripose la penna nel calamaio, bevve l'ennesimo flacone medicamentoso, si alzò e, fatto un cenno a Rem, lasciò la stanza seguito dal draghetto.


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