Namos lesse e rilesse la lettera di Berto, rinnovando ogni volta il dolore per la perdita di uno dei suoi amici più cari. Forse avrebbe anche pianto, se un'altra perdita, ancor più devastante, non avesse asciugato ogni lacrima che aveva in corpo.
Infine, dopo un lungo silenzio, poggiò i fogli sulla scrivania con un sospiro, tornando a rivolgersi a Morder.
"Sei certo che in quella casa non ci fosse nient'altro? E sei sicuro che ad uccidere Berto sia stato proprio quel ladro? Magari quando è arrivato era già morto, e ne ha approfittato per derubarlo"Disse guardando dritto negli occhi il guerriero, tentando di cogliere una qualunque sua reazione; il pensiero che si trattasse di una trappola dell'Alleanza, o peggio, di un assassinio commissionato da qualche gerarca senza scrupoli del Palazzo di Diamante a cui le idee poco convenzionali di Adalberto stavano poco a genio lo rodeva come un tarlo. E che il suo amico fosse morto per mano dell'Unione o dell'Alleanza, significava solo una cosa: il prossimo obiettivo sarebbe stato lui, Namos.
Come cogliendo lo stato d'animo del padrone, il piccolo Rem lasciò il suo trespolo accanto alla finestra, per posarsi sulla spalla dell'uomo nel tentativo di confortarlo un poco.
"In ogni caso, chi l'abbia ucciso non è affar tuo: di questo me ne occuperò io, e sta certo che la morte di Adalberto non resterà invendicata"Annunciò con mostruosa freddezza, mentre nel suo sguardo per un attimo prese a brillare l'antico ardore del guerriero che era stato.
Scostò il draghetto dalla spalla, si alzò ed andò nell'angolo in cui era deposto il grosso sacco di tela da cui proveniva un gelo peggiore dell'inverno nel Pahorhen. Accovacciatosi per terra, il Comandante aprì per la seconda volta il sacco e ne osservò con attenzione il contenuto.
Una spada, una spada di fattura sconosciuta, era rinchiusa in quella prigione di ghiaccio, e nonostante questo il suo potere era nettamente percepibile, sottraendo con avidità tutto il calore dell'ambiente circostante.Il figlio di Riom rabbrividì, e non certo per paura; era li acquattato da meno di un minuto, e già aveva l'impressione di trovarsi in mezzo ad una tormenta.
Chiuse gli occhi respirando a fondo, col fiato che si condensava in bianche nuvolette di fumo, e convogliò la propria energia vitale nel palmo della mano sinistra, che lentamente s'illuminò di una luce azzurrina. Quando fu pronto, appoggiò la mano diventata rovente sul cubo, che iniziò a sciogliersi fumando.
La spada però si oppose risucchiando tutto il calore della mano dell'uomo, che non si arrese.
§Non opporre resistenza, fa' che ti liberi da questa prigione§D'improvviso, come se lo spirito dell'arma avesse cessato di lottare, il gelo diminuì ed il ghiaccio si sciolse, rivelando finalmente il prezioso contenuto.
"Doveva essere la spada di un demone per quanto mi ha fatto sudare!"Esclamò Namos ansimando per lo sforzo compiuto, mentre la mancina stringeva saldamente l'elsa della magica arma.
"E adesso dimmi: sei certo che quel giorno oltre a te non ci fosse nessun altro? Devi essere pronto a giurarlo sul tuo onore, Atakai"Domandò serissimo all'ospite dopo essersi rimesso in piedi.